INTELLIGENZA ARTIFICIALE. La "Beffa cinese"

INTELLIGENZA ARTIFICIALE. La "Beffa cinese"

Una piccola start-up cinese, fondata nel 2023, è riuscita, con pochissimi mezzi e spendendo soltanto 5,6 milioni di dollari, a mettere a punto dei modelli di IA almeno pari come prestazioni a quelli dei grandi gruppi Usa che stanno spendendo centinaia di miliardi di dollari allo scopo. Mentre si pensava che la Cina fosse, a partire dalla fine del 2022, in rilevante ritardo rispetto agli Stati Uniti nel settore. Un’altra notizia che ha fatto meno clamore è che il modello di IA più utilizzato dagli sviluppatori nel mondo è sempre cinese: Qwen 2.5 creazione di Alibaba (Leplatre, 2025), anch’esso assai più economico. Inoltre, nei laboratori dell’Harbin Institute of Technology i ricercatori sono riusciti a mettere a punto le tecnologie dei macchinari EUV che servono per la produzione dei chip avanzati e che sembravano impossibili da replicare rispetto a quelli olandesi, i prodotti più complessi che esistano al mondo (Zhang Tong, 2025).

I tentativi Usa di bloccare la Cina
Joe Biden, per tutta la durata del suo incarico, ha avuto l’ossessione della Cina che minaccia oramai molto da vicino il primato economico, tecnologico, militare degli Stati Uniti. Ha cercato di contrastare in ogni occasione, con tutti i mezzi ed ovunque nel mondo i progressi cinesi. Innanzitutto, ha obbligato i produttori del suo paese e quelli dei paesi amici a non vendere ai cinesi i chip più avanzati e le sofisticate macchine per produrli, in particolare costringendo l’olandese ASML a non cedere gli indispensabili macchinari. In aggiunta ha vietato la collaborazione dei cittadini americani a tali imprese. Per quanto riguarda specificatamente l’IA ha vietato sin dal 2022 all’impresa leader nel settore, Nvidia, di cederli al paese asiatico ed ha messo in opera un complesso sistema di controllo nei confronti anche di tutti gli altri paesi. Tuttavia, il sistema di controllo non ha funzionato se si considera che DeepSeek è riuscita, anche senza i chip avanzati di Nvidia, a generare modelli di IA altrettanto, se non più potenti, rispetto a quelli statunitensi. E qualche esperto ritiene che la Cina sarebbe avanzata anche senza le restrizioni Usa (Zhang, 2025). È certamente di un colpo duro per l‘arroganza statunitense. E la prova dell’incapacità dei paesi europei di comprendere che, sul modello cinese, si potevano sviluppare programmi importanti nel settore dell’IA senza spendere enormi somme.

La posta in gioco
Nel 2024 le imprese statunitensi operanti nel settore IA hanno investito circa 225 miliardi di dollari per costruire gli enormi data center che si ritenevano necessari per alimentare i modelli di IA più avanzati. Nel 2025 c’è la previsione di spendere persino di più, sino a 280 miliardi di euro. In Cina nello stesso anno si investiranno molte meno risorse; Byte Dance che è al primo posto come spesa impegnerà “soltanto” 20 miliardi di dollari. Le altre imprese del settore ancora meno. Senza considerare che nei primi giorni del suo insediamento alla Casa Bianca Donald Trump ha annunciato trionfalmente il varo di un grande progetto nel settore IA, lo Stargate, con una joint venture tra alcuni gruppi che hanno promesso investimenti nell’ordine dei 500 miliardi di dollari in cinque anni. Trump lo ha presentato come il più grande progetto infrastrutturale per l’IA nella storia.

La beffa cinese
Per le Big Tech a stelle e strisce deve essere stato uno shock la notizia che DeepSeek, spendendo solo 6 milioni di dollari per affittare dei calcolatori per qualche settimana, ha raggiunto risultati analoghi a quelli dei grandi player Usa. Una ricerca della società Artificial Analysys pone, anzi, i modelli di DeepSeek al di sopra di quelli di Google, Meta e Antropic. La notizia ha dell’incredibile. C’è da chiedersi a questo punto se fossero indispensabili gli enormi investimenti statunitensi nel settore (sono previsti almeno 1000 miliardi di dollari in pochi anni) o se, invece, l’enfasi sui grandi modelli farà scoppiare una bolla di rilevanti proporzioni, come già prima delle recenti novità molti paventavano (Alim, 2025). Sono in gioco perdite per centinaia di miliardi di dollari, dal momento che i ritorni su tali somme potrebbero non essere facilmente ottenuti. Le aziende interessate naturalmente affermano che nulla cambierà nei loro programmi, cercando di mostrarsi indifferenti. Ma i mercati finanziari riusciranno a digerire la notizia? Dipende molto da quanto è forte il controllo “politico” sulla finanza. Il primo giorno dopo la notizia i valori di Borsa delle principali imprese tech Usa sono crollati, ma già in quello dopo le acque tendevano a calmarsi: potenza della persuasione! Ad ogni modo si tratta di un trionfo per la tecnologia cinese e un grave smacco per quella Usa (The Economist, 2025). La Cina a questo punto potrebbe essere la prima a fare il salto qualitativo verso la “superintelligenza” (The Economist, 2025). Gary Marcus della New York University si azzarda a dire che la gara nel settore dell’IA è ormai finita (Cocco, 2025). Cosa si nasconde dietro questo exploit? Attualmente in Cina si laureano circa 12 milioni di ragazzi all’anno, di cui almeno 5 milioni in materie scientifiche. Il paese è al primo posto nel mondo per numero di ricercatori, per brevetti depositati all’anno e per la pubblicazione di articoli scientifici nelle riviste di primo livello. La rivista Nature, nella sua classifica annuale sui migliori centri di ricerca legati alle università nel mondo, pone sette centri cinesi nei primi dieci posti.

L’Open source contro sistemi proprietari
Ma c’è un’altra radicale differenza rispetto ai modelli di IA statunitensi che sono di tipo proprietario. Mentre i modelli di DeepSeek non sono solo potenti, efficienti e molto economici (tra l’altro, per svilupparli la società ha impiegato solo 2 mila chip di qualità inferiore rispetto ai 16 mila necessari per i modelli Usa di qualità superiore), ma sono anche open source e quindi accessibili apertamente e gratuitamente, nonché modificabili e migliorabili da chiunque con ridotti investimenti. Si tratta di una rivoluzione. Marc Andreessen, uno dei guru della Silicon Valley e consigliere di Trump, sostiene che in quanto open source si tratta di un dono meraviglioso al mondo, mentre indica che i programmi cinesi rappresentano un nuovo “sputnik moment” per gli Stati Uniti. Tsukanov della rivista russa Sputnik (Tsukanov, 2025) scrive a sua volta che la scelta dell’open source potrebbe salvare l’umanità da un’IA privatizzata, militarizzata, monopolizzata. Forse i grandi gruppi non si precipiteranno sull’IA cinese, poiché essa pone il problema di protezione dei dati, ma le piccole imprese e i paesi in via di sviluppo cercheranno di cogliere l’occasione al volo (Leplatre, 2025). In ogni caso, l’obiettivo della società cinese è di evitare la monopolizzazione della tecnologia da parte di poche società. I responsabili di DeepSeek dichiarano che è la ricerca e l’innovazione tecnologica, non il profitto, la priorità della società e che il suo fine ultimo è l’intelligenza artificiale generale. Bisogna anche ricordare che le attività dei grandi gruppi Usa del settore, per la messa in opera degli enormi centri di calcolo, consumano grandi quantità di energia e di acqua, aggravando così e di parecchio i problemi ambientali del mondo. In ogni caso il presumibilmente larghissimo impiego dell’IA cinese nel mondo può dare al paese un’enorme influenza politica e geopolitica (The Economist, 2025). Insomma, al momento, è la Cina a dominare la globalizzazione (Cocco, 2025), con buona pace di Donal Trump e Elon Musk. 

*Economista
**già pubblicato su Fuoricollana

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