L'ANALISI. Ma la Calabria sputtana il renzismo. VARANO

L'ANALISI. Ma la Calabria sputtana il renzismo. VARANO

seg      di ALDO VARANO - Perché due dirigenti Pd autorevolissimi, due, Serracchiani e Guerini fanno una dichiarazione congiunta per far sapere ai calabresi che le primarie saranno fissate solo dopo che sarà nota e definitiva la data in cui si andrà a votare?

Prima risposta, perfino banale: la Serracchiani e Guerini hanno fatto una dichiarazione congiunta perché quando sulla Calabria hanno dichiarato separatamente hanno creano mille pasticci a botta. Il carattere congiunto della dichiarazione non serve a darle più autorevolezza ma a risparmiare altre gaffe ai due e a mettere una pezza alle loro affermazioni solenni ma opposte fin qui restate sulla carta. Dichiarazione congiunta per far sapere che sono d’accordo. Quindi, a loro beneficio non a chiarimento dei pasticci calabresi del Pd.

Ma quest’ovvia risposta non basta. Serracchiani e Guerini sono giovani e capaci. Quando, separatamente, parlano della Calabria combinando pasticci non lo fanno per incapacità ma perché si fanno infilare nella trappola.

Guerini ha tuonato che le primarie si sarebbero fatte e in una riunione, quando Oliverio le ha richieste strappando l’applauso, s’è alzato per stringergli la mano e abbracciarlo. Era convinto, il Guerini, di essere in Emilia: che in Calabria si sarebbero fatte le primarie e che il candidato renziano avrebbe fatto cappotto stravincendo. L’abbraccio a Oliverio, quindi, non era per garantirgli le primarie, ma per impegnarlo pubblicamente a rispettarne l’esito che lo avrebbe visto soccombere.

Anche la Serracchiani quando da Roma ha azzerato le primarie istituzionali era certa di fare bene: chiedeva elezioni per il 12 ottobre, convinta che le primarie le avrebbe fatte il partito se l’Assemblea del Pd calabrese, che la Serracchiani aveva (solennemente) convocato per il 2 settembre, le avrebbe giudicate necessarie. Pareva, alla povera Serracchiani (che pure è nata a Roma), di essere nel suo Friuli Venezia-Giulia dove le cose che si dicono si fanno, specie se le sostiene anche Renzi (12 ottobre).

Eppure non ci voleva molto a capire che primarie (istituzionali o private) e voto il 12 ottobre erano incompatibili; me ne ero accorto perfino io che avendolo scritto mi sono attirato rimbrotti renziani e oliveriani con la sottesa accusa di essere contro le primarie.

Ma il punto è un altro. Chi aveva assicurato Serracchiani e Guerini che sarebbe andata secondo le loro rispettive dichiarazioni?

Non si sa. Ma la responsabilità di quel che dicono i dirigenti nazionali di un partito è del segretario territoriale, in questo caso dell’on. Magorno. Guerini e Serracchiani dichiarano mediati da lui e se così non fosse questa sarebbe una ragione (con le altre) per dimettersi da segretario regionale.

Dalla Calabria – nessuno l’ha notato - sta venendo un danno al renzismo: si compromette la credibilità dei dirigenti nazionali renziani, in Calabria, l’uragano renzista si dimostra impotente. Questo è quel che sta accadendo.

Per chiudere il cerchio un’ultima domanda: perché? La risposta è facile: Magorno ha il problema di impedire il momento della verità. Il candidato renziano scelto, con l’aiutino di un sondaggio taroccato, alla verifica invece di stracciare Oliverio potrebbe restare stracciato. In questo caso, si straccerebbe il velo sulla realtà del Pd calabrese che è diversa da quella che Magorno racconta a Roma. Quel velo nasconde che l’area renziana in Calabria è stata occupata col solito vecchio trucco dai capitribù dei notabili che da sempre occupano lo spazio del potere senza preoccuparsi se è spazio dalemiano, veltroniano, mariniano, lettiano, bersaniano, renziano e chi più ne ha più ne metta.

Vogliamo dire la verità in modo impietoso? Se a Roma sono convinti (e ci fa piacere) che in Calabria bisogna rinnovare veramente e in profondità bisogna che mettano fine al loro strabismo. Il problema che Renzi a company devono affrontare non è quello di far fuori (politicamente) Oliverio ma di far fuori (politicamente) Magorno.

Hic Rhodus hic salta, cari Serracchiani e Guerini.

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