COSENZA. PD, il rebus di Aiello commissario e le tensioni democrat

COSENZA. PD, il rebus di Aiello commissario e le tensioni democrat

mag   di RICCARDO TRIPEPI -

Si conferma protagonista di altissimo livello il segretario regionale del Pd Ernesto Magorno che, da novello sposo, ha catalizzato su di sé (e nuovamente) tutte le attenzioni democrat.

La scelta di commissariare la federazione provinciale di Cosenza con la nomina di Piero Aiello ha avuto l’effetto di mettere in subbuglio l’intero partito. La parte oliveriana del Pd cosentino, assoluta maggioranza in città, è su tutte le furie e si sta preparando ad accogliere il commissario con le migliori cerimonie.

Per il segretario provinciale Luigi Guglielmelli e i big dem del capoluogo bruzio è chiaro il tentativo di invadere il campo da parte dell’area renziana. In vista ci sono le future elezioni comunali, appuntamento già di per sé assai complicato per il partito, e la nomina di Aiello servirebbe a controllare la delicata fase e influenzare la scelta del futuro candidato sindaco.

Non solo. I bersaniani del governatore temono che da Cosenza possa partire una manovra di accerchiamento più ampia che comprenda anche le altre Province calabresi. Uno stratagemma bello e buono per portare la componente renziana del partito ad avere in mano la composizione delle liste per le prossime politiche. L’appuntamento elettorale è ancora lontano, ma per la sua difficoltà sta già agitando le notti degli aspiranti deputati. Intanto perché la riforma del Senato e la sua scomparsa nei fatti diminuisce di gran lunga i posti al sole. Solo tre saranno i senatore della Calabria in luogo dei precedenti 10 e per di più saranno indicati tra i consiglieri regionali. Rimane soltanto la Camera dei deputati come obiettivo da inseguire, ma con le nuove regole dell’Italicum che renderà assai inferiori i posti in lista blindati. Ed allora si capisce che gestire le candidature sarà fondamentale per l’immediato futuro.

Da qui l’idea di procedere a riequilibrare la situazione. Magorno si è già fatto sfuggire la possibilità di avere un renziano governatore gestendo in malo modo la fase della scelta del candidato e ancora peggio le primarie. La Calabria si è così trovata ad avere un governatore bersaniano con il partito che avrebbe una pur risicata maggioranza renziana e nel resto del Paese l’area legata al premier fa il brutto e il cattivo esempio.

Demetrio Battaglia e Marco Minniti sarebbero gli ispiratori di questa strategia di recupero che ha già segnato l’elezione di Nicola Irto alla presidenza del Consiglio regionale, così come doveva essere all’inizio della legislatura.

Nelle ultime ore, però, tra le segrete stanze del partito si sta affacciando una nuova idea. E cioè quella che la decisione renziana sarebbe maturata anche a rischio, o forse con l’intenzione, che possa essere proprio Magorno a rimetterci le penne. Il commissariamento di Cosenza, infatti, dovrà essere ratificato dalla direzione regionale del partito e qualcuno ipotizza che il segretario potrebbe non avere i numeri necessari per portare a termine l’operazione. In questo caso le dimissioni sarebbero praticamente certe. La suggestiva ipotesi, però, sarebbe davvero clamorosa e vorrebbe dire non solo che Magorno avrebbe fatto male i conti, ma che sarebbero i suoi alleati e invitati al suo matrimonio di domenica scorsa a Diamante. E questo forse sarebbe troppo anche per il Pd calabrese.

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